giovedì 5 gennaio 2012

Saluto il caro lettore ovvero Benevolo lectori salutem

Sono ungherese. Questa frase il più delle volte richiama nella mente pochi punti interrogativi o, forse, nemmeno quelli. Se qualcuno menziona, oltre il gulash e Budapest, anche il nome di Puskás mi sento già lusingata.

So da sempre che sono molto legata alle mie radici. Malgrado ciò la mia sorte mi ha portato all'estero dove vivo ormai da diversi anni e qui colgo tutte le occasioni per poter raccontare del mio paese..., non tanto per la nostalgia quanto perché mi sconvolge il fatto che nell'era di Internet tanti nostri tesori rimangono ancora sconosciuti. Poi, se si parla di noi ungheresi, è quasi sempre a proposito di eventi brutti. Certo, tutto questo è colpa nostra: non abbiamo mai saputo far apprezzare i nostri valori. Siamo presenti nei quotidiani di tutto il mondo senza che nessuno lo sappia. È come se vivessimo sotto il tappeto, in una nazione invisibile. Non penso di essere io la persona più adatta a "far uscire" il mio paese dall'ombra, ma qualcosa mi spinge continuamente a far conoscere ad altre persone più "pezzetti" della nostra cultura. Il mio ambiente inoltre continua a darmi segni sempre più forti che questa mia fissazione è fonte di gioia anche per altri. Una volta parlando con Micky, una partecipante alle serate di danza che organizzo a Milano, mi sono espressa dicendo che ovunque io viva, nel mondo, in realtà vivo sempre in Ungheria. Mi ha risposto: "Non sei tu ad essere lì; è il tuo paese che -attraverso di te- arriva a noi". Questa è una delle tre frasi più belle che mi siano mai state dette...: Grazie, Micky!  

Così ho deciso che cercherò di far brillare davanti a voi qualche "pezzetto di vetro" dell'Ungheria. Spero che il disegno dei pezzetti di vetro dentro il mio caleidoscopio possa incantarvi per non essere più sconosciuti ai vostri occhi. Caleidoscopio in greco significa "vedere forme belle".


Allora... venite con me in Ungheria a "vedere cose belle"!